Contrada Afra

Contrada Bagnara

Contrada Terenzano

Contrada Valesio

Antiche Cartine


Tito Quinzio Flaminio

Squinzano, pittorescamente adagiata nella parte media e pianeggiante della provincia, con le case più antiche raccolte intorno alla chiesa parrocchiale, sorge a 48 metri sul livello del mare a 11 chilometri dal mar Adriatico a 14 da Lecce, 24 da Brindisi, 3 da Trepuzzi e 5 da Campi; nei gradi 5-25-36 di longitudine est e 40-26-2 di latitudine nord.
Le abitazioni sono edificate in gran parte su sabbie argillose plioceniche, intercalate da strati sottili di calcare sabbioso duro. L’intero territorio, attraversato dalla strada provinciale Lecce-Brindisi e dalle comunali che congiungono Squinzano con Campi e Torchiarolo, è quasi tutto coltivato ad olivi e a viti. Nell’attuale territorio di Squinzano, che si estende a nord sino a Valesio, e dalla parte di Cellino e di S.Donaci sino alla chiesa della Madonna dell’Alto, sorgevano i casali di Afra, Bagnara, Cisterni e Terenzano, oggi interamente scomparsi.
Non pochi studiosi ritengono che il nome Squinzano sia gentilizio di un Quinzio, cavaliere romano e soldato veterano, che nella divisione dell’agro lupiense, ebbe assegnato il territorio ove oggi sorge la città, detta dal suo nome Quinzano e dopo Squinzano. Verosimilmente, non trovando altro Quinzio che nel medioevo abbia dato origine al casale, deve ritenersi che il succitato Quinzio Flaminio concesse il suo glorioso nome al casale, rimasto per secoli abbandonato e riabitato alla fine dell’ XI secolo o nei primi anni del secolo successivo, dopo la distruzione di Valesio.
Nel XIII secolo sotto la dominazione di Tancredi, re di Sicilia, Squinzano visse un periodo di grande prestigio, infatti le furono riconosciuti privilegi e fu esonerata da molte tasse.
Il più antico documento archivistico (5 marzo 1274) vede il popolo di Squinzano contrapposto alle pretese di Ugo di Brienne, conte di Lecce, succeduto a Tancredi. 
Nel 1463, la morte di quest' ultimo segna il passaggio alla Corona di Napoli e tutti i sovrani che successero al trono assecondarono i desideri della "principesca" Squinzano, arricchendola di privilegi e favori. Successivamente, nel 1520, durante la contesa tra Francia e Spagna per il dominio del Sud Italia, essa fu teatro di uno scontro tra gli opposti eserciti svoltosi in un luogo ricordato come " Monte della Battaglia " in contrada Santa Lucia. Nel 1560, con regio decreto, Squinzano divenne comune demaniale. Tuttavia, nel 1633, Carlo Brancaccio convinse i rappresentanti dell'Università ad alienare l'intero feudo in suo favore e da questo, il 17 novembre dello stesso anno, fu ceduto a Giovanni Enriquez. Alla morte di quest'ultimo avvenuta il 29 dicembre 1626, gli successe il primogenito Gabriele Agostino, primo principe di Squinzano. Con la morte senza eredi di Gabriele, si estinse la famiglia Enriquez e il principato di Squinzano passò ai Filomarino di Cutrofiano.
Successivamente, alla fine del XVIII secolo e i primi anni del secolo successivo, si istituirono le commissioni feudali, e per le successive disposizioni Squinzano fu affrancata dalle soggezioni nobiliari ed ecclesiastiche.
Ai primordi del secolo XIX, alle diverse sette esistenti in Squinzano, si unì la Carboneria con una propria "vendita" denominata "Il sollievo della umanità". Nel corso della seconda metà del secolo, grazie alla costruzione della linea ferroviaria la situazione economica del paese crebbe considerevolmente, passando dai 3000 abitanti del 1872 ai 7500 del 1912 e ai 10.000 degli anni venti del XX secolo.


Monte della battaglia


Miniatura di Squinzano


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