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A tre chilometri da Torchiarolo e otto da Squinzano
sorgeva l’antica città di Valesio ricordata da Plinio e da Strabone, detta dai latini Valesium e Valentium, come la chiama anche Pomponio Mela e come più esattamente è
annotata nella tavola Peutingeriana. Questa città, era stata
edificata quasi a metà della strada Brindisi-Lecce, lungo la via Appia
Traiana che la attraversava. Pare sia stato un centro importante della Messapia, prima di essere sotto il dominio greco e
romano. Molti scrittori se ne sono occupati ad iniziare dal Galateo, Marciano, Tasselli, Cataldi, De Simone, Maggiulli, Castromediano,
De Giorgi. Una delle più belle descrizioni e la più antica è quella del Galateo, che personalmente volle
visitarla nei primordi del XVI secolo. Egli tra l’ altro narra di un torrente che divideva la città in due parti e di un ruscello di acqua
sorgente, la cui origine era in mezzo alla città, un fosso di scolo detto
canale "Infocaciucci" raccoglieva le acque di Valesio e attraversando il territorio di Torchiarolo
confluiva nel mare Adriatico. Mentre il Galateo, con gli altri scrittori,
parla delle rovine di Valesio e di tanti oggetti rinvenuti, nulla ci dicono della distruzione di questa città, avvenuta secondo il Coniger e
il Ferrari nel 1157, per opera del re Guglielmo il Malo, che insieme distrusse le città di Vaste,
Rugge e Collemeto. |
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