Dintorni

Casalabate d'epoca

A meno di 10 Km da Squinzano, sulla costa bagnata dall'Adriatico, vi è la stazione balneare di Casalabate, la spiaggia frequentata in ogni tempo da generazioni di Squinzanesi. Fino all'ultimo conflitto mondiale, le sole opere edilizie esistenti nella suddetta località erano: l'antica «Casa te l'Abate», probabile dimora o sede di villeggiatura di qualche religioso (non del tutto fortuita la presenza, a pochi chilometri di distanza, dell'altro antico caseggiato «La Badessa»); un'ampia costruzione adibita a deposito di attrezzi agricoli ed a ricovero di persone e quadrupedi, di proprietà della famiglia Guerrieri di Trepuzzi, titolare, allora, dell'annesso latifondo; a circa 800 metri più a nord, la plurisecolare Torre Specchiolla, una fra le poche ancora integre torri costiere, fatte costruire da Carlo V nella seconda metà del '500 al fine di opporre una prima difesa contro la minaccia ricorrente delle incursioni dei pirati barbareschi, che flagellavano le coste dell'Italia meridionale.
Tutt'intorno, separata dal mare da un baluardo di dune sabbiose, ora quasi del tutto asportate, verdeggiava  vasta e varia  una distesa selvaggia ed a tratti impenetrabile di folta macchia mediterranea, inframmezzata da canneti, giuncheti, boschetti e paludi. Fino ad allora, tuttavia, Casalabate era stata meta di pochi innamorati della natura e del mare di rare comitive di gitanti, oltre che ambito campo operativo di appasionati cacciatori. Nell'immediato dopoguerra fu proprio uno dei più accesi e popolari seguaci squinzanesi di Nembrotte, Valentino Isceri, a voler rendere più gradita e ospitale la zona ove egli stesso aveva trascorso piacevolmente tanta parte del suo tempo libero ed aveva dato sfogo alla passione venatoria. Fece costruire, lungo l'arenile adiacente alla «Casa te l'Abate» — da molti anni sede di distaccamento della Marina militare e poi della Guardia di Finanza — una fila di «casotti» in legno, che dopo qualche anno furono sostituiti da altri più accoglienti, in muratura, e poi da un vero confortevole complesso ricettizio per la stagione balneare.
Fu dato così l'avvio alla progressiva urbanizzazione della zona, divenuta col passare degli anni sempre più frenetica e, purtroppo, sempre più disordinata e caotica, a causa oltretutto della mancanza di un piano regolatore e dell'assoluto disinteresse dell'Amministrazione comunale di Lecce, nel cui territorio è ubicata la località. Una spinta decisiva all'ulteriore valorizzazione di Casalabate fu data dagli interventi operati dal concittadino dott. Giuseppe Barbano, nel periodo in cui egli fu Assessore provinciale ai Lavori Pubblici. Fu ampliata ed asfaltata la provinciale Squinzano-Casalabate, il cui tracciato, in seguito, fu ulteriormente corretto, con l'eliminazione di numerose curve e con l'allargamento della sede stradale; furono realizzate la conduttura elettrica e quella idrica, con il conseguente impianto di tre fontanine pubbliche e l'istallazione di un primo ridotto numero di corpi illuminanti; fu costruito un ampio ed attraente Lungomare verso Torre Specchiolla (non più ultimato), attualmente ridotto in condizioni precarie per l'incuria e l'indifferenza degli organi amministrativi competenti; fu iniziata la messa a punto e la bitumatura di un primo tratto di rete viaria; fu istituito un posto di pronto soccorso per la stagione estiva, con la presenza diurna di un medico di servizio; fu introdotta una sia pur provvisoria toponomastica. In questa sequenza di realizzazioni operate a Casalabate —che intanto si era arricchita di altri stabilimenti balneari edificati e gestiti dal sig. Salvatore Mongiò di Trepuzzi e dal sig. Raffaele Solazzo di Squinzano, nonché dell'albergo «La Perla», oltre ai meriti da attribuirsi al dott. Barbano ed alla massiccia iniziativa privata delle popolazioni di Squinzano, Trepuzzi, e Campi Salentina, si rivelò molto importante, anche se limitata nel tempo, l'opera stimolatrice dell'Associazione Proloco, purtroppo soppressa in seguito all'istituzione nel capoluogo di provincia dell'Azienda autonoma di soggiorno e turismo. Oggi Casalabate è il centro balneare più grosso, più popoloso, più caotico e... più ignorato dal pubblico intervento di tutta la costa a sud di Bari. Nel periodo estivo accoglie una popolazione stagionale che raggiunge le trentamila unità e che si aggiunge alle varie decine di nuclei familiari ivi stabilmente residenti. È scomparso naturalmente — soppiantato in gran parte dalla speculazione edilizia che non ha risparmiato neanche questo tratto di costa — il paesaggio romantico e selvaggio di un tempo: tamerici, mirti, e rosmarini e paludi salmastre hanno ceduto il posto ad opere ricettive, a ville, a giardini. L'aspetto agreste e bucolico che caratterizzava il comprensorio di Casalabate e che fungeva da cornice al quasi sempre corrucciato mare, è soltanto un ricordo per coloro che già da tempo hanno varcato la soglia del mezzo secolo di vita, un ricordo lontanto e struggente, intimamente legato alla loro «età più bella». A poche centinaia di metri dall'attuale periferia di Casalabate ed a circa due chilometri dall'abbazia di Cerrate, poco distante dall'incrocio fra la Litoranea salentina e la provinciale Squinzano-Santa Maria di Cerrate-Torre Rinalda, sino a qualche decennio fa sorgevano, in posizione dominante, gli enormi misteriosi avanzi della preistorica specchia Calone o "Caulone".
Costruzione megalitica di rilevanti dimensioni (la base, di forma ellittica, misurava una sessantina di metri di lunghezza per una quarantina di larghezza), la suddetta specchia aveva forma tronco-conica ed era una delle più maestose fra quelle esistenti nella Penisola salentina. Costruita presumibilmente intorno al terzo millennio avanti Cristo con massi non squadrati, poteva raggiungere all'origine l'altezza di una ventina di metri. Varie sono le ipotesi degli studiosi sull'origine e sulla destinazione delle specchie: alcuni propendono a ritenerle, similmente alle piramidi egiziane, monumenti funerari di eroi o personaggi illustri; altri, invece, rifacendosi probabilmente ad un'affinità fonetica col latino «speculum», ritengono che le specchie avessero una funzione militare di vedetta e di avvistamento. Resta il fatto che intorno a questi enormi ammassi di pietre sono fiorite in ogni tempo leggende di tesori nascosti e di fantasmi vaganti. Pare che nei primi anni del XIX secolo, durante il blocco continentale contro Napoleone Bonaparte, ritenendola un'opera di carattere militare, gli Inglesi abbiano smantellato, a cannonate dal mare, la parte superiore della specchia Calone. Negli anni sessanta l'opera vandalica di imprese edilizie e stradali, propiziata dalla colpevole inerzia e dalla totale indifferenza degli Organi preposti alla tutela dei Beni storici e archeologici, ne determinò la completa distruzione, radendo fino alla base questo portentoso monumento di una remota civiltà autoctona, che per tanti secoli aveva solleticato la fantasia popolare.


Panorama lungomare nord "Torre Specchiolla"

Panorama a 360° ex Caserma della Finanza


Torre Specchiolla



Ex caserma


Lido Valentino "sud"


Lido Valentino


Porticciolo


Arenile sud


Piazza Lecce


Lungomare "nord"


Chiesetta di San Nicola


Lungomare "sud"


Torna all'inizio pagina