Dintorni

Sulle sponde dell’Adriatico sono celebri le abbazie basiliane di S. Nicola di Casole, di S. Andrea di Brindisi e di S. Maria di Cerrate, che avevano estesi su tutto il litorale suddetto i loro vasti possedimenti. La maggior parte dei feudi di Valesio, Afra, Bagnara e Cisterni, che formano l’attuale territorio di Squinzano, erano di pertinenza del calogerato di S.Maria di Cerrate che aveva le sue grancie sulle parti collinose delle Serre, ove si ricordano avanzi di antiche fondazioni basiliane e si scorgono alcune chiesette rurali, come quella della Madonna dell’Alto, di Bagnara, di Firmiliano, di Terenziano e di S.Lorenzo, che fiorivano in mezzo agli omonimi casali. I possedimenti si estendevano anche nei vicini feudi di Guagnano nel luogo denominato Bardi, in quello di Trepuzzi, ove erano le chiusure Lucente e dell’Abbate, nonché la grancia e chiesa di S.Elia adagiata su di un piccolo ed incantevole poggio sulla strada carrozzabile Campi-Squinzano. Oltre alle menzionate località, il cenobio di Cerrate avea esteso i suoi possedimenti ed eretti i propri altari nelle chiese di Casanello, di S.Maria di Porcigliano, di S.Nicola dello Pettorano, di S.Marco presso Cellino, di S.Demetrio e di S.Barbara di Valesio, di S.Prassedonia, di S.Lucia, di S.Nicola e del Crocefisso in Squinzano.Ma come sorse il grandioso monastero di S.Maria di Cerrate, detto anche Cervate, de Cerate, de Caritate, de Cherate, quale fosse stata la sua importanza e da chi e quando fu eretto si hanno parecchie e disparate notizie. Il Galateo, dopo aver parlato di Valesio, continua a dire che a cinquemila passi dalla diruta città vi era un magnifico monastero di Basiliani, chiamato de Cerate, fatto edificare dal conte di Lecce Tancredi e dotato di vasti possedimenti, ove dimorava un gran numero di monaci. Sorse quindi il grande cenobio accanto all’omonimo casale nella folta boscaglia a settentrione di Lecce, a pochi chilometri dal mare e dai paesi di Torchiarolo, Squinzano, Trepuzzi e Surbo, sulla via Egnazia-Traiana, che passando da Valesio, portava a Lecce.Circa il tempo quando fu costruito, il Gigli pensa, dietro la scorta del De Simone e di altri, che fosse edificato da Accardo conte di Lecce nel luogo dove nel secolo X esisteva un piccolo casale denominato Cerrate, ove s’innalzò la chiesa omonima un tempo unita ad un’abbazia di Brasiliani, oggi distrutta. Altri dicono che fu fondato da Tancredi, conte di Lecce. Il Castromediano opinava che Tancredi avesse edificato solo la chiesa e l’abbazia fosse stata eretta da Accardo.

Dai caratteri architettonici della chiesa si può concludere che l’edificio rimonti alla prima metà del XII secolo. Il prospetto, a capanna con rosone centrale, è decorato da una serie di archetti e lesene che scendono sullo zoccolo e dividono gli spazi in tre settori. Il portale è ornato con motivi decorativi a carattere vegetale a doppia banda, che lo percorrono per intero, motivi tipici della scultura salentina della prima metà del XIII secolo. Il protiro, rimaneggiato in più occasioni, è da riferire al maturo XIII secolo ed è diviso in sei riquadri con scene della vita di Gesù e rappresentano: S.Michele Arcangelo, mancante della testa,il battesimo di Gesù Cristo, la Nascita di Gesù bambino, l’Adorazione dei re Magi, la Visita a S.Elisabetta e un monaco pregante. In facciata un rosone rotondo, in cui, scomparsi i raggi lapidei, sono rimasti i soli archetti e le decorazioni esterne simili al portale. L’affresco del timpano è stato ripetutamente coperto di calce come le sculture dell’archivolto e le decorazioni della porta. Le finestrine laterali sembrano feritoie sporgenti dentro un portico addossato alla chiesa sorretto da 24 colonne e 4 pilastri che sorreggono 21 archi. E’ attraente la multiformità dei capitelli, che rimandano alla scultura franco-borgognona, alcuni rappresentano figure di uomini, animali ed elementi fitomorfi. Dietro, infine, si notano tre absidi a tutta vista.

L’interno del tempio è a forma basilicale, a tre navate, sorrette da colonne con capitelli a diversi disegni, su cui insistono archi ad ogiva. La chiesa in origine ebbe, secondo l’uso greco, un solo altare in fondo alla navata maggiore sormontato da un ciborio con iscrizioni greche. Nel 1642 se ne aggiunsero altri due. Uno venne addossato alla terza colonna di sinistra e fu dedicato alla Vergine di Cerrate, oggi non più esistente. L’altro appoggiato alla parete della navata destra, dedicato a S.Oronzo, fu fatto costruire da Leonardo Raho, canonico leccese, che nel 1661 era amministratore dei beni dell’abbazia. 

I muri perimetrali ed i sottarchi sono decorati da una serie di affreschi, raffiguranti, da sinistra, la Morte della Vergine, la Sacra Famiglia, San Giorgio, probabilmente San Demetrio, poi San Michele ed una serie di Santi a figura intera. Nell’abside centrale il Cristo in Gloria ed altri santi. Vicino alla porta d’ingresso della chiesa, adibito per sorreggere la piletta dell’acqua santa, sorge un cippo sepolcrale di marmo bianco, rinvenuto con altre tombe fuori il recinto dell’abbazia, lungo la via Appia Traiana.

I Calogeri sopraffatti dal nuovo orientamento politico-religioso e dalle aspirazioni del monachesimo occidentale vi dimorarono sin dopo il XIV secolo, quando a causa anche delle continue scorrerie turchesche del primo decennio del XVIII secolo, abbandonarono l’abbazia. Devoluta l’abbazia con tutte le pingui possessioni alla Santa Sede, la chiesa data a cappellani locali, rimase completamente deserta.

Torna all'inizio pagina