|
Apparizione della Madonna a Maria Manca
Maria Manca visse ossessa per ben 13 anni. Il Vescovo del tempo, Mons. Scipione Spina, le parlò in
lingua latina e il demonio, servendosi della voce della sfortunta Maria, rispose con
una fraseologia degna dei migliori classici. Il Vescovo, avuta conferma della presenza del maligno, autorizzò i sacerdoti pre-
senti all'esorcismo. Maria, spiritualmente depressa per tanta sciagura, era solita
raggiungere una cappelletta semidistrutta, a nord del paese, per inginocchiarsi e pregare davanti a un dipinto
riproducente l'Annunciazione di Maria. Ella ripeteva quasi quotidianamente:
«Vergine Santa, se c'è
la volontà del Vostro amatissimo Figlio, liberatemi dagli spiriti maligni: se ciò non è possibile, rinchiudeteli per sempre nel mio
corpo: io sarò contenta ugualmente». Il 21 ottobre 1618, mentre Maria Manca era intenta a
raccogliere le olive nel suo piccolo podere, la Vergine Santissima le apparve con l'aspetto di una bambina. La
celeste apparizione consegnò nelle mani della pia donna un garofano rosso
vermiglio, la cui soave fragranza pervase un'anima già predisposta a fare la volontà del Signore. La Madonna ingiunse alla Sua
eletta serva di portare il garofano al santissimo Crocifisso di Galatone: solo così avrebbe ottenuto la
guarigione. Da quel momento la devozione popolare dette il nome di «Nunziateddra» al lungo in cui la
Madre di Dio, col miracoloso messaggio, si era mostrata a Maria Manca. Il giorno seguente, nonostante i
ripetuti attacchi di satana, accompagnata dall'Arciprete Don Alessandro Agostini e dal
Sacerdote Don Leonardo Marzo, Maria Manca cominciò il suo pellegrinaggio verso
Galatone. Nei pressi di Copertino, il demonio, che ancora la possedeva, fu definitivamente sconfitto dalla riapparizione della Divina
Fanciulla e così Maria Manca fu liberata dal maleficio che la opprimeva dall'età di 34 anni.
Nella palma della sua mano rimase incancellabile l'impronta del garofano. In segno di gratitudine verso la Grande
Benefattrice, Maria Manca, pur sprovvista dei mezzi indispensabili, si accinse coraggiosamente a costruire la Chiesa
dell'Annunziata. L'anno 1627, il luogo sacro fu completato e, con esso,
l'attigua palazzina voluta per ospitare i visitatori forestieri. La «Nunziateddra» e l'uliveto circostante sono ancora meta
di incessante e fervida devozione. Il popolo ha creduto allora e, con fede inalterata, crede ancora.
L'iscrizione latina, dettata dal sacerdote Don Carlo Capuzzimati nell'agosto 1767, a memoria di un evento scolpito nel cuore
degli squinzanesi, racchiude in mirabile sintesi l'onore da Dio concesso alla più umile e alla più grande
espressione della nostra Comunità.
«CARPENTEM HIC OLEARS DONAVIT FLOREM MARIAM,
DELAPSA AETHEREIS VIRGO BEATA POLIS»
(La Beata Vergine discesa dai poli celesti donò un
fiore a Maria che qui coglieva olive)
|