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portale |
Costruita nella seconda metà del XVI
secolo, la chiesa è dedicata a S. Nicola. Agostino Papa, primo sindaco di Squinzano, così ne scrive: "prima del 1200, sul posto dove ora sorge la Chiesa
Matrice, esisteva una cappella dedicata a S. Vito, vecchio patrono di
Squinzano. Quando Valesio fu distrutta, quasi tutta quella popolazione si
rifugiò a Squinzano e, visto che erano maggiori dei nativi del nostro paese,
costruirono la grande chiesa, dedicata al protettore S. Nicola, che divenne il
patrono di Squinzano. La Chiesa Matrice, come la maggior parte delle antiche costruzioni, col passare dei
secoli ha subito alcuni rifacimenti delle strutture, rimangono originali
i capitelli e le sei lesene. La facciata risalente al 1590, in
pietra di carparo, presenta caratteristiche rinascimentali. Le
porte d'ingresso laterali, i rosoni e l'artistico portale, in pietra
leccese di Cursi, terminati nel 1612, sono opera di Ambrogio Martinelli
da Copertino. le lesene, che contrastano con la superficie della
facciata e terminano con ricchi capitelli, presentano delle decorazioni
ovali che si riscontrano nel Sedile di Lecce costruito nel 1592 dal
veneziano Pier Mocenigo. La scalinata, in pietra di Surbo, è stata
rifatta nel 1968, su disegno di Giuseppe Paolelli. La statua di S.Nicola
(1969) sul portale d'ingresso, è opera di d.Domenico Fiore.
La pianta della chiesa è a croce latina a tre navate con cupola all'incrocio del transetto.
Nel 1801, per la munificenza della nobildonna Maria Giuseppa De Paulo,
la chiesa venne restaurata. Fu tolta la tettoia col cielo appeso in
legno, si rifece la volta in muratura e le sedici colonne, di cui ancora
oggi si possono ammirare in parte i capitelli di diversa fattura, furono
inglobate in pilastri. Il rosone centrale, sovrastante il portale, fu
ingrandito nell'attuale forma rettangolare e all'incrocio del transetto
con la navata centrale fu innalzata la cupola ellissoidale. Sull'arco
trionfale si scorge lo stemma civico, che reca l'aquila e il leone,
eseguito nel 1801. Lungo le pareti laterali si possono ammirare bellissimi altari
barocchi
con dipinti di un certo pregio e statue di santi. Le macchine di
stucchi dei due grandi altari delle Cappelle del Rosario e del
Sacramento, poste agli estremi del transetto, sono opera di Carlo
Francesco Cassina (1765). La tela centrale dell'altare della Madonna del
Rosario, raffigurante San Domenico di Guzmàn riceve il rosario dalla
Vergine, è opera (1773) del pittore Servo di Dio Ingrosso di
Campi. Al lato destro vi sono le tele di S.Antonio di Padova, di
S.Vito
martire e di S.Francesco di Paola. Al lato sinistro quelle della
Natività,
del Sogno e del Transito di S.Giuseppe di autore ignoto del XVII secolo.
La grande tela centrale dell'altare della Cappella del SS. Sacramento,
rappresenta l'Ultima cena, è
opera di autore ignoto del XVII secolo. Essa venne restaurata una prima
volta nel 1765 e ultimamente nel 1969.
Sul lato destro vi sono due ovali
risalenti al 1659 e raffiguranti La presentazione di Gesù al tempio
e La visita della Vergine a S. Elisabetta. Sul lato sinistro, al
centro è posta la tela di S.Michele Arcangelo e ai lati due ovali con
due scene bibliche: La visione del profeta Daniele e il Commiato dell
Arcangelo Raffaele da Tobia entrambi del XVII secolo.Tra la statuaria
spicca quella,
in pietra, di S. Nicola, opera dello scultore Placido Buffelli di Alessano, quelle
in marmo bianco, ai due lati dell'altare maggiore, ricco di marmi
pregiati del XVII secolo, traslato dal convento di S.Chiara in Napoli
nel 1828, raffiguranti la Fede e la
Speranza, quella dell' Immacolata e dei Santi Cosma
e Damiano in cartapesta, opera, quest'ultima, dello scultore Salvatore Sacquegna di Lecce,
oltre a un pregevole
Crocifisso in legno, opera di autore ignoto del XVI secolo e proveniente dall'antica chiesa
parrocchiale (oggi chiesa del Calvario). Le due tele ai lati
rappresentano Gesù nell'orto degli ulivi e l'Ecce homo,
di Ignoto del XVII secolo. Da ammirare, entrando, sono anche il bellissimo battistero
nella navata sinistra, opera di Marcello Riccardi del XVII secolo. Infine di pregevole fattura, ma in pessime condizioni, è
il coro
ligneo situato nell'abside centrale, opera dell'ebanista
Giuseppe Fella da Oria (1843), ora sormontato dalle canne di un grande
organo costruito nel 1964 dalla famiglia artigiana Zenoni di Pescara.
Il campanile
Situato sul lato sinistro della Chiesa Matrice fu progettato dall'architetto squinzanese Saverio
Tommasi e costruito per volontà del
sindaco Annicchio tra il 1620 e il 1658. Alto 32 metri, ha cinque
piani a forma di cannocchiale. Prima era completato da una
cupola che fu demolita per installarvi il telegrafo e non più ricostruita.
Nei susseguirsi dei piani
si riscontrano sculture di gran pregio, tra cui sedici medaglioni
raffiguranti personaggi dell'epoca e, pare, alcuni volti di briganti. A tal
proposito, Agostino Papa narra: "In una sera gelida d'inverno, mentre il
sindaco Annicchio si avviava verso la sua casa, due estranei gli si
avvicinarono, e si lamentarono di non trovare a Squinzano nessun posto
dove mangiare e dormire. Infatti Squinzano nel 1600 non aveva alberghi;
però, il sindaco, per far capire che il suo paese era ospitale, condusse i
due nella sua casa dandogli da mangiare e un letto per la notte. I
forestieri restarono per vari giorni e, vista la gentilezza del sindaco,
promisero di disobbligarsi. Pochi mesi dopo il dottor Annicchio fu
riconfermato nella carica di sindaco e fu costretto ad andare a Napoli per
prestare il debito giuramento al Viceré. Ma la diligenza su cui viaggiava
con altre persone fu assalita da alcuni banditi che dissero la famosa
frase:o la borsa o la vita! Però il dottor Annicchio fu riconosciuto da
due briganti che non solo non gli fecero del male, ma lo pregarono di
ripassare da quello stesso luogo al suo ritorno. Il dottor Annicchio con i
suoi compagni di viaggio, ripresero il cammino terrorizzati e, dopo essere
stati a Napoli, al ritorno, cambiarono strada. I briganti prevedendo la
loro mossa, attesero su quella strada e li fermarono per la seconda volta.
Questa volta i briganti si tolsero addirittura la maschera dal volto e
consegnarono al Sindaco una borsa colma di denaro, dicendo che erano i
forestieri che egli aveva accolto nella sua casa e che quei soldi dovevano
servire a costruire il campanile più grande e più bello. Non passò molto
tempo che il Sindaco affidò l'opera dell'architetto Saverio Tommasi".
Storia o leggenda?
Tuttavia sui quattro medaglioni del primo e secondo piano del campanile vi sono scolpite le immagini dei due volti non
meglio
identificati. Il campanile, nel 1995, è stato restaurato e sui quattro lati sono visibili
ad occhio nudo le seguenti iscrizioni: CHRISTUS VINCIT (Cristo vince) e
DEUS HOMO FACTUS EST (Dio si è fatto uomo) sul lato nord; CHRISTUS REGNAT
(Cristo regna) e TETA GAMMA TON (tetragrammaton-Torre di quattro lati) sul
lato Ovest; CHRISTUS IMPERAT (Cristo impera) e DEUS NR LIBERA NOS (Dio
nostro liberaci) sul lato Sud; A.D. MDCLXVIII (Anno Domini 1668) e
REX NR VENIT IN PACE (II nostro Re viene nella pace) sul lato Est.
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